Archivio storico Lugano

Eurovision Song Contest

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Eurovision Song Contest: gli esordi a Lugano nel 1956

Eurovision Song Contest: gli esordi a Lugano nel 1956

L’Eurovision Song Contest prese avvio a Lugano nel 1956 con il nome “Gran Premio Eurovisione della canzone”. Il concorso internazionale fu organizzato dall’Unione europea di radiodiffusione con l’intento di “favorire la creazione di canzonette originali, stimolando lo spirito di emulazione degli autori e dei compositori attraverso un confronto internazionale”.

Parteciparono al concorso l’Italia, la Francia, la Germania, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo e la Svizzera. L’Inghilterra e l’Austria non presentarono delle canzoni concorrenti ma intervennero alle trasmissioni della radio e della televisione. Il programma della finale, organizzata dalla RSI e trasmessa in Eurovisione il 24 maggio 1956, prevedeva l’esecuzione di due canzoni per paese. Ospitò la manifestazione il Teatro Kursaal che sorgeva al posto dell’attuale Casinò.

Vinse la canzone Refrain presentata dalla concorrente svizzera Lys Assia, che si esibì assieme al quintetto vocale Radiosa di Lugano.

(Damiano Robbiani)

La graziosa artista ha ricevuto un ricco omaggio floreale e, come vuole il costume in tali circostanze, ha eseguito una seconda volta la canzone laureata; appariva commossa, e il suo turbamento è stato tale che dopo le prime battute ha avuto un’incertezza, tanto che ha ripreso da capo, portando poi felicemente a termine la sua interpretazione, che le ha procurato nuovi, calorosi suffragi della sala. “Refrain”, musica di Géo Voumard e parole di Emile Gardaz, ci sembra avere meritato la distinzione alla quale aspiravano quattordici canzoni provenienti da sette paesi, di cui ciascuna era uscita vincitrice da una severa selezione nazionale. Il ritornello dapprima è “couleur du ciel, parfum de mes vingt ans”, per poi diventare “couleur de pluie, regret de mes vingt ans”, ha diversi requisiti che assicureranno un fortunato cammino attraverso il continente. È sentimentale senza cadere nel dolciastro, è soffuso di malinconia senza degenerare nel patetico, svolge un motivo orecchiabile che denota una garbata e fresca vena creativa nel suo compositore.

“Corriere del Ticino”, 26 maggio 1956